“Sentii un forte prurito lungo tutto il corpo ma non riuscii a vedere quale fosse la causa. Era tutto buio. Il prurito ad un certo punto si concentrò appena sotto alla fronte, all’altezza degli occhi. Le figure man mano apparirono, inizialmente sfocate e poi sempre più nitide. Come prima cosa vidi un pennello, era quello a darmi quel prurito insopportabile e subito dopo esclamai: ‘Ommioddio!! chi diavolo è quel gigante?!?’.
Fu in quel momento che vidi per la prima volta Marco. Io ero sdraiato su quella tavoletta di legno puzzolente di umidità rappresa, e lui seduto davanti che mi guardava impegnato a muovere su di me quel pennello intriso di colore.
Iniziai a urlare parolacce e bestemmie come un ossesso, ma sembrava che lui non sentisse perché continuava imperterrito a pennellare.
Dopo alcuni minuti mi guardò con un sorrisetto compiaciuto e mi appese al muro.
Da quella posizione ero in grado di vedere tutta la sua camera. Con il passar degli anni si aggiunsero molte altre tavolette di legno più o meno grandi nelle quali vi erano raffigurati gatti, omini strani con antenne o nasi lunghissimi, persone tristi e allegre … c’era di tutto!
Da quell’avvenimento sono passati circa tre anni.
Tre anni di amore e odio tra me e Marco.”

Ecco come fu l’incontro tra Marco Bevivino e la sua prima creazione su legno, raccontata da quest’ultima.
Marco Bevivino ha sempre disegnato. Gli bastava una penna Bic per creare interi mondi partoriti dalla sua mente introversa, ma in questi ultimi tre anni ha iniziato a sperimentare delle tecniche pittoriche poco ortodosse utilizzando mezzi poveri.
Marco non ama molto parlare di se e ancora meno essere intervistato, tant’è che alla mia richiesta di intervista ha acconsentito con un timido “si” e il giorno dell’appuntamento al suo posto è arrivato un gatto dal pelo grigio con legato sulla schiena un piccolo quadro e un bigliettino con su scritto: “Alessio perdonami ma non sono potuto venire all’appuntamento. Puoi fare l’intervista con lui, sono sicuro che risponderà a tutte le tue domande”.
Perplesso ho iniziato a guardare il gatto e il quadro che aveva sulla schiena ponendomi per cinque minuti abbondanti sempre lo stesso quesito: “Ma LUI chi?!”. Abbastanza imbarazzato rivolsi la prima domanda in direzione di quel gatto/quadro.

Ehm. Saresti in grado di descrivere brevemente Marco Bevivino?

Quasi immediatamente ricevetti un miagolio dal gatto come risposta, e dopo pochi secondi sentii una vocina provenire dal quel quadro a cavallo del micio: “si sarei in grado, ma non apro bocca se prima non mi sleghi! Non è molto comoda questa posizione!

Dunque … credo che descriverlo fisicamente non importi molto alla gente, posso dirti che ha 28 anni, un carattere strano, spesso pacifico e accondiscendente su tutto, in altri momenti però è meglio stargli alla larga, quando ha le giornate no è il peggior amico che si possa avere! Di lui so molte cose ma preferisco che tu mi faccia delle domande specifiche, parlare in generale di questa persona non è facile avendo mille lati opposti che si contraddicono tra loro.

Perchè tra le tante professioni Marco decise di intraprendere quella dell’illustratore?

Forse proprio perchè non l’ha mai considerato come un lavoro, l’ha sempre fatto, da tutta la vita. Con gli anni si è accorto che delle persone cominciano ad apprezzare ciò che fa e allora perchè non unire le due cose? Passione che diventa professione.

Marco disegnava molto già ai tempi delle scuole superiori. Quali sono stati i suoi studi? E che esperienze ha fatto in quegli anni?

La scuola non gli è mai andata molto a genio, con sforzo è riuscito a diplomarsi come fotografo all’istituto d’arte partecipando a mostre di fotografia come “Fotoesordio” o “Enzimi” per citarne alcune, o concorsi spesso legati al comune di Roma. Terminati gli studi e purtroppo anche un pò la passione per la macchina fotografica, si è dedicato di più al disegno e alla pittura, cominciando ad esporre in locali della sua città sempre più frequentemente.
Oggi come oggi non saprei farvi un elenco degli spazi espositivi che l’hanno visto partecipe, anche perchè aumentano di anno in anno.

A volte è possibile ammirarvi su riviste, siti e svariate esposizioni … ma qual è secondo te il progetto a cui Marco abbia partecipato con più interesse?

Di solito predilige quelli che gli stimolino di più la fantasia e che lo lasciano libero di esprimemersi. Un’ottima esperienza l’ha avuta e la continua ad avere con il progetto Pizzalossa (www.pizzalossa.com). Pizzalossa è un digital magazine dedicato alla creatività italiana. Ogni numero ha un tema differente e all’interno delle pagine ci sono immagini, racconti, articoli e interviste che parlano a loro modo dell’argomento trattato.

Non gli piace che la gente lo definisca un artista, ha una specie di rifiuto per la parola “arte” o “artista”. Secondo te perché?

Di preciso non saprei, ma credo che non gli piaccia perchè considera l’arte come creazione, come invenzione e spesso questo termine viene usato persino riferendosi ad un presentatore della TV.
Pensa che purtroppo ci sia poco da inventarsi, che tutto più o meno sia già stato fatto. Forse i veri artisti erano quelli di un tempo, quelli che dal nulla hanno creato. Tutti gli altri non fanno altro che prendere spunti e spesso tristemente copiare.

Alcune persone etichettano voi opere di Marco all’interno del movimento street art. Ti calza questa definizione?

Oddio no, per carità! Partendo dal presupposto che le “etichette” in generale non mi piacciono, credo che dalla strada si possa imparare moltissimo, ma che io non ne faccio parte pienamente.
I suoi lavori non si sviluppano per strada, anche se spesso viene influenzato da ciò che vede in giro. Sono comunque dell’idea che anche un vero “arista della street art” non sia felicissimo di essere considerato tale, soprattutto quando diventa anche questo un business, uno stile da copiare sulle t-shirt delle grandi firme. Conosco molte persone che escono di notte, armati di spray, stencil o adesivi per viversi le loro ore di pura adrenalina e di soddisfazione, hanno tutta la mia stima …e quella di Marco naturalmente!

Stando perennemente a contatto con tutte le altre opere di Marco, hai imparato a conoscerle, spiegami perché spesso ci sono dei temi e figure ricorrenti come ad esempio i gatti.

Bè si, in genere ci sono molti gatti, probabilmente perchè sono figure che popolano la sua vita da sempre, questi poi a volte prendono forme poco definite, dipende dall’umore, spesso le facce diventano nere e poco sorridenti in periodi non felicissimi, per esplodere di colori e sorrisi in altri momenti della vita più allegri! Quando non sono gatti son persone veramente esistenti che cerca di camuffarli per non renderli riconoscibili (alcuni però lo scoprono!). Certe volte però non ci sta nessun significato e lo fanno veramente arrabbiare le persone che per forza gliene devono trovare uno psicanalizzandolo!

Molto spesso mentre Marco dipinge ascolta della musica, che tipo di musica gli piace? C’è un brano che preferisce?

Marco ascolta molta musica, ma anche questa, come tutto del resto, va a periodi. Certe volte ci sono anche vuoti di mesi senza ascoltare nulla, anche se so che la musica è parte integrante della sua vita. Suona in diversi gruppi e porta avanti questo impegno con la stessa passione che mette nel dipingere.

Se invece di essere “solamente” un disegno su legno, fossi una copertina di un album, quale vorresti essere?

Spesso i suoi disegni lo diventano ed è una delle esperienze più piacevoli per lui. Unire musica e immagini non ha paragoni. Personalmente io vorrei stare sulla copertina di un album di amici, di persone che conosco bene, in modo da poter capire a pieno cosa vogliono da me e riuscire a soddisfarli pienamente per avere un ottimo risultato. Rappresentare un genere musicale o una determinata band può essere difficile, ma se c’è un rapporto al di fuori può essere tutto più semplice e piacevole

Prima, raccontandomi il tuo primo incontro con Marco, hai accennato ad un amore e odio tra te e lui. Spiegami meglio che tipo di rapporto c’è tra voi.

Io direi più odio che altro! L’amore in genere dura poco (come purtroppo spesso è nella vita) il tempo di terminare un quadro, il tempo di uno sguardo o di essere appeso ad una parete o riposto in uno scatolone. Dopo subbentra l’odio per averci sempre in mezzo ai piedi, forse quelli che ama veramente sono i pochi di noi che ha deciso di non dar mai via, per nulla al mondo. Gli altri dopo qualche mese diventano oggetti ingombranti!

In tutto questo ancora non ti sei presentata. Qual è il tuo nome?

Sono quella con gli occhi marroni, un tempo lo conoscevo molto bene … ora non più.

E il Gatto? Come si chiama?

Trova un nome un po’ ridicolo da gatto e quello è il suo!

Vi ringrazio molto per la disponibilità. Se volete vi do un passaggio fino a casa.

No grazie, amiamo andare in bicicletta con lui, tra poco passa a prenderci!

INTERVISTA DEL GIUGNO 2006 PER BRAIN TWISTING



2 Responses to “Intervista Marco Bevivino”  

  1. 1 il tuo nemico numero uno marco bevivino

    dai alla fine non sei poi così cattivo…me la ricordo st’ intervista, la migliore!
    grazie alessio nunzi, nonstante l’ odio che provo per te naturalmente!
    :) prrr

  2. dai su, famo pace? tolgo il post se me ridai la stampa con l’ albero che mi hai sottratto


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