Questa è una vecchia intervista fatta nell’estate 2005 all’illustratrice Camilla Falsini per il web magazine Brain Twisting. Man mano inserirò nel blog tutte le interviste fatte per vari magazine nell’arco di questi anni.
Buona lettura.

Un giorno, durante una lunga e avventurosa escursione tra gli scaffali di una biblioteca comunale, lascio posare il mio sguardo su una rivista. Afferro quelle pagine piegate tra loro e rimango affascinato da alcuni disegni. Per molti minuti continuo ad ammirare quei personaggi strani facendo spazientire i miei compagni d’avventura. Dopo qualche mese, sempre per caso, scopro chi è la madre di quelle creaturine mostruose e irriverenti che mi avevano tanto affascinato durante l’avventurosa escursione nella libreria comunale. Camilla Falsini me la sono sempre immaginata un pò come i suoi buffi personaggi. Piccole braccia con all’estremità mani che indossano scarpe, nasone lungo, tre occhietti ovoidali, tanti bottoni attaccati sul suo folto manto di peli turchesi e a cavallo di un lombrico mascherato da supereroe. L’altro giorno finalmente la conosco di persona e con enorme stupore scopro che… è realmente così!!!

Alessio Nunzi: Ciao Camilla, grazie per aver accettato l’intervista per Brain Twisting, per me è un enorme piacere. Non fare complimenti, mettiti a tuo agio, prendi pure una tazza di the al cardamomo e qualche biscottino al retrogusto di maggiorana che iniziamo non appena il tuo lombrico trova la posizione adatta per riposare.
Parlami un pò di te Camilla. Cosa ti ha spinto a diventare illustratrice? E’ una passione che hai sempre avuto o è scattata dopo qualche classico trauma giovanile?

Camilla Falsini: No, fin da piccola ho desiderato fare l’impiegata statale. Poi, purtroppo, i miei genitori si sono impuntati e mi hanno costretta a passare lunghi pomeriggi china sul tavolo da disegno … ecco il risultato. Dentro di me spero ancora di realizzare il mio sogno e fare carriera all’Ufficio imposte Collatino-labicano. Chissà?

A.N.: Da cosa trai ispirazione per la creazione delle tue illustrazioni?

C.F.: Da tutto, ma la fonte principale sono testi, racconti, frasi tratte da libri, storie pensate da me, sceneggiature scritte da altri.
Le creaturine di cui parli tu, invece, nascono da sole, non so da dove vengano, però arrivano.

A.N.: Quali autori e progetti segui con più interesse?

C.F.: Per anni ho seguito con passione il mondo dell’editoria per bambini, mi piacevano moltissimo gli illustratori francesi, spagnoli e tedeschi. Al momento però ho sviluppato un’allergia.
Ho seguito con interesse la New-pop americana (amo molto Maira Kalman). Ho iniziato a lavorare con il computer dopo aver visto le meraviglie di J. Otto Seibold. Sono stata innamorata di Lane Smith.
Ho scoperto da poco un collettivo di illustratori inglesi, vai a visitare il loro sito: www.peepshow.org.uk

A.N.: Come realizzi i tuoi lavori? Preferisci lavorare in maniera tradizionale o utilizzando gli strumenti più innovativi come ad esempio il computer a pedali o lo scanner a idrogeno?

C.F.: Mi piace lavorare in entrambi i modi. L’olio è la mia tecnica tradizionale preferita, purtroppo è anche la più lenta e quella che mi dà meno libertà. Ormai realizzo quasi tutto con il computer, quello a pedali naturalmente, che non inquina. Faccio bozzetti a matita e li scannerizzo (o scansiono, o come si dice) ma il grosso del lavoro è fatto al computer. Il più delle volte lavoro in vettoriale, che è comodissimo perché poi puoi ingrandire il disegno fino all’infinito senza perdere una virgola in risoluzione.

A.N.: Bella la spilletta che hai attaccata sulla borsa, l’hai fatta tu?

C.F.: No, quella che vedi sulla borsa è una macchia di sugo. Mentre qui sul panciotto zebrato puoi apprezzare tre spillette. Una l’ho fatta io, le altre due sono opera delle mie sorelle siamesi, Giovanna Pistone e Susanna Campana. Insieme, circa 6 mesi fa, abbiamo dato vita a “SerpeInSeno”.

A.N.: Parlami un pò di “Serpe in Seno” e delle tue colleghe/amiche che condividono con te questo progetto.

C.F.: Essendo siamesi, ci siamo trovate obbligate a condividere orari, passioni e fidanzati.
Come dicevo, 6 mesi fa, è nata “SerpeInSeno”. Ci autoproduciamo e vendiamo cartoline, poster, stampe a tiratura limitata, spillette etc … Tutto rigorosamente fatto con le nostre manine.
Cos’è questa serpe che ci dà il nome? E’ il mostro serpiforme che esce dal peluche del nostro logo: ci piace nascondere messaggi cattivi o semplicemente non molto rassicuranti dietro uno stile spesso (ma non sempre) infantile.
Se vuoi saperne di più su Susanna e Giovanna, ti rimando alla nostra biografia ufficiale su www.serpeinseno.it, dove trovi tutti i retroscena della nostra lunga amicizia.

A.N.: Hai un sito personale. Hai collaborato per un periodo con il sito “Glubibulgà” di Økapi. “SerpeInSeno” ha anche un sito dove è possibile acquistare il materiale da voi prodotto … Che rapporto hai con il web? Lo trovi un valido strumento?

C.F.: Per chi non sapesse cos’è Glubibulgà, dico brevemente che è un’enorme banca dati che Økapi (Filippo Paolini), mai sazio, continua a riempire da tre anni: i suoi campi prediletti sono l’illustrazione, la street art, la mail art e tutto ciò che è bizzarro o improbabile.
Per me Okapi è stato prezioso anche perché mi ha insegnato come si fa e si aggiorna un sito web tutto da soli. E per me poter avere i lavori su Internet è fondamentale. Ogni tanto scopro un link al mio sito su siti sparsi in giro per il mondo, è bellissimo. Soprattutto se è un sito giapponese e non si capisce niente, così non so se magari parlano malissimo di me.

A.N.: Cosa mangia il tuo lombrico mascherato da supereroe?

C.F.: Guardi, non me ne parli … è eternamente a dieta, è fissato con la linea.

A.N.: Sono curioso. Aprimi una piccola finestra sul mondo dell’illustrazione italiana … mentre io vado a chiudere quella del salotto perché tira corrente. Che tipo di esperienze lavorative hai avuto in questi anni? Come reputi la cultura dell’illustrazione portata a fine di guadagno?

C.F.: Ho pubblicato due libri per bambini (uno come autrice ed illustratrice, insieme a Susanna Campana: “Maschere” ed. I colori del mondo, 2001; l’altro come illustratrice: “Io e la tigre”, di D. Soria, Ed. Sinnos, 2003), con i cui proventi mi sono spudoratamente arriccchita: più o meno ho ripagato i colori ad olio. Poi ho lavorato a due riviste: “Accattone-cronache romane” e “ZigZAC”, una rivista-laboratorio sull’arte per bambini, pubblicata da Art’è.
Per la mia esperienza, lavorare come illustratore, in Italia, se non sei tra i pochi noti, ti permette al massimo di sopravvivere, e non sempre.
SerpeInSeno è nata un po’ anche da questa esigenza un po’ strana, la sopravvivenza, appunto.
Posso fare la citazione dotta? Eccola: FIGURINAI: “Venditori ambulanti di figurine e simili (…) I primi figurinai (…) lavoravano ancora entro un ambito editoriale molto vicino a quello in cui era nata la vecchia imagerie popolare, venduta per le strade da cerretani, per pochi soldi. (…) Esiste in Italia come in Francia, in Inghilterra, in Germania, una ricca e antica tradizione che riguarda le stampe popolari e la letteratura ad essa collegata. Si tratta della literature de colportage francese, dei chapbooks inglesi, dei bilderbogen tedeschi. Erano libretti portati nelle città e nelle campagne da venditori ambulanti attraverso i quali poteva comporsi una ‘cultura’ popolare, fondata su prodotti artigianali, naturalmente assai diversi da quelli offerti dall’editoria moderna.“. Queste cose le dice Antonio Faeti nell’introduzione del libro “Guardare le figure”, Ed. Einaudi. Non ci riteniamo artiste. Ci piace paragonarci ai figurinai di fine ‘800, due secoli dopo.

A.N.: Il tuo più grande sogno nel cassetto.

C.F.: Te l’ho detto: Ufficio Imposte Collatino-labicano.

A.N.: Bene! Vedo che ti sono piaciuti molto i biscottini al retrogusto di maggiorana.
Ora si è fatto tardi. Un’ultima domanda e poi ti lascio andare a casa.
Quali sono i tuoi progetti futuri, oltre quello di uscire da quest’appartamento?

C.F.: Il progetto a cui tengo di più in questo momento è SerpeInSeno: ci piacerebbe far conoscere il nostro lavoro anche al di fuori dell’Italia, fare mostre ma non solo.
Comunque, se mi offri la cena, potrei anche rimanere un altro po’.



3 Responses to “Intervista Camilla Falsini”  

  1. benvenidos nella blogosfeeeeeeeeera!!!!!
    fede

  2. 2 alessiodral

    Maggrazieee!
    Come hai fatto a trovarmi subito? e io che per ora volevo rimanermene nell’anonimato :D

  3. io sono un hacker!!!!!!
    :D


Leave a Reply